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La storia
antica
Le informazioni più antiche finora reperite
sulla coltivazione del Cornalin (o Corniola) in Valle d'Aosta sono state
raccolte da Lorenzo Francesco Gatta nel volumetto "Saggio intorno alle viti e
ai vini della Valle d'Aosta" pubblicato nel 1838: nella sezione riguardante gli
areali di coltivazione e le descrizioni dei vitigni allora presenti in Valle,
egli distinse il Cornalin dalla Corniola, indicando una diversa distribuzione
geografica e fornendo differenti schede descrittive (Gatta L. F., 1838). In
realtà un'attenta lettura delle schede descrittive realizzate dal Gatta
rivela evidenti e marcate somiglianze sia nei caratteri ampelografici riportati
sia nella tipologia dei vini. È utile ricordare che solo da qualche
anno vi è la certezza dell'identità tra Cornalin e Corniola
(Moriondo G., 1999) e pare quantomeno curioso il fatto che sia il Gatta, il
primo autorevole conoscitore delle viti valdostane, sia gli studiosi che lo
hanno seguito, si siano lasciati sfuggire la similitudine tra le due viti
..! Dalla consultazione del Saggio si scopre altresì che la Corniola
era fino a metà dell'800 una delle varietà più diffuse sul
territorio valdostano, insieme al Fumin e dopo gli Oriou (Petit rouge e Vien de
Nus), essendo coltivata in tutto il centro Valle da Saint-Vincent a
Saint-Pierre, soprattutto nei dintorni di Aosta; il Cornalin invece era
piuttosto raro, essendo presente solamente tra Saint-Vincent e Verrayes. Per
quanto riguarda la Corniola, egli individuò l'esistenza di due biotipi,
Corniola femella e Corniola maclo, precisando che il primo era il tipo
più diffuso e si caratterizzava per avere foglie con incisioni profonde
e macchiate di rosso sanguigno vivo alla vendemmia. Egli riferiva inoltre
che, secondo l'opinione comune, la Corniola era stata importata dalla Borgogna
intorno al 1750 dal Barone di Champorcher e pareva corrispondere ai Pineau,
Maurillon, Teinturier dei Borgognoni. Per inciso, Teinturier è un
termine francese che indica un qualsiasi vitigno tintorio, dalla polpa
colorata; Pineau Maurillon è invece, ancor oggi, uno dei numerosi
sinonimi del Pinot nero; la Corniola non è né un vitigno tintorio
né corrisponde al Pinot nero. Sulla base delle indicazioni fornite
dal Gatta e conoscendo ora l'identità tra il Cornalin e la Corniola,
è corretto affermare che il Cornalin, fino a tutta la prima metà
dell'Ottocento, fosse uno dei vitigni maggiormente coltivati in Regione.
Dall'analisi di fonti bibliografiche successive all'opera di Gatta,
è possibile evidenziare un radicale mutamento nella diffusione di questo
vitigno in Valle d'Aosta, avvenuto a partire dalla seconda metà del
1800. Nel Bollettino del 1877 la Commissione Ampelografica delle province
subalpine, operante per conto del Ministero dell'Agricoltura, citava, tra le
numerose viti coltivate in Valle d'Aosta, una Cargnola presente in piccole
proporzioni nei dintorni di Aosta e un Cornalino nero, presente nei vigneti di
Pontey (Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio, 1877). Nello stesso
anno, scarse notizie venivano fornite da Giuseppe Di Rovasenda che si limitava
a considerare il Cornalin e la Corniola nera vitigni tipici della Valle d'Aosta
(Di Rovasenda G., 1877). Tancredi Tibaldi nel 1886 evidenziava un
preoccupante calo nella coltivazione della vite in Valle, precisando che
neanche un secolo prima (fine 1700) tutti i terrazzamenti a valle di Cerella,
nel comune di Avise, erano impreziositi da vigorose pergole di Corniola e di
Fumin (Tibaldi T., 1886). Louis Napoléon Bich nel 1896 si
rammaricava per l'abbandono di alcune uve autoctone tra cui la Corniola, alla
base dei migliori crus della Valle. Come Gatta, egli distingueva dal punto di
vista varietale la Corniola e il Cornalin, spendendo parole di elogio per la
prima e sottolineando che era ancora coltivata in alta Valle ma quasi
sconosciuta in bassa Valle, mentre faceva breve menzione del secondo,
annoverandolo tra le rare varietà disseminate nei vigneti valdostani
(Bich L. N., 1896). Dall'analisi dei documenti redatti da Bich è
interessante menzionare il suo tentativo di attribuire una provenienza
siciliana alla Corniola: dall'Italia del Sud sarebbe poi stata importata in
Borgogna per raggiungere successivamente (sui passi dell'ipotesi del Gatta) la
Valle d'Aosta. È evidente l'errore di identificazione ingenuamente
commesso da Bich, in quanto la Corniola a cui egli faceva riferimento pare
essere la Corniola nera del sud Italia, che in realtà è un'uva da
tavola dagli acini allungati (erroneamente chiamata anche Pizzutello). In
una pubblicazione del 1903, Adrien Berget attribuiva alla Corniola una
provenienza piemontese, ribadendo da una parte le ottime caratteristiche
qualitative del vitigno, dall'altra il fatto che fosse diventato una
rarità, difficile da reperire sul territorio regionale. Egli inoltre
citava il Cornalin come un vitigno locale, poco studiato e molto raro (Berget
A., 1903). Infine, dalle righe della gustosa poesia "Le venendze", scritta
intorno al 1915 da Désiré Lucat in elogio ai vini e ai vitigni
valdostani, è possibile intuire un chiaro riferimento alla
preziosità del vino ottenuto dalla Corniola (Willien R., 1963). Egli
così si esprimeva in patois: "De la Corniola on cogné pa lo pri"
(della Corniola non si conosce il prezzo)! Le copiose testimonianze datate
XIX e inizio XX secolo confermano che il Cornalin è coltivato e
apprezzato da lunga data in Valle d'Aosta.
La storia
recente
Nel ventesimo secolo, il Cornalin come altre
varietà locali a bassa diffusione (Mayolet, Vuillermin, Premetta,
Roussin di Arnad, Roussin de Morgex), ha rischiato fortemente l'estinzione sul
territorio regionale. Infatti, fino alla fine degli anni '80 sopravviveva in
qualche vigneto secolare del centro valle, ormai dimenticato, sconosciuto o
confuso con il Petit rouge, in diverse proporzioni frammisto a viti di Petit
rouge, Vien de Nus, Fumin e spesso anche di Mayolet o Premetta. Tuttavia non
era raro incontrarlo, in proporzione di rado superiore al 3-4 per cento, nei
vigneti vecchi solo di qualche decennio, coltivati o reimpiantati in purezza a
Petit rouge. Questo capitava per il fatto che i viticoltori lo confondevano
facilmente con il Petit rouge e come tale lo segnalavano al vivaista per la
raccolta dei tralci, magari lodandone le peculiarità della costanza
della produzione, o precisando che non era soggetto a scottature da sole e che
raggiungeva una buona gradazione zuccherina ecc. Solo alcuni anziani
viticoltori dei comuni dell'adret di Sarre, Arvier e Avise ricordavano di avere
nei loro vigneti piante di Corgnoula, mentre altri vignerons dell'envers e
precisamente di Aymavilles, Jovençan e Gressan riconoscevano un vitigno,
differente dal Petit rouge, che indicavano come Broblanc. Il nome
"broblanc" deriva dal patois locale e significa "tralcio bianco" (brot =
tralcio, blanc = bianco); tale nome non compare in nessuno scritto da me
consultato ed è quindi da considerarsi un neologismo, sinonimo di
Cornalin, i cui tralci, alla potatura invernale, in effetti si
contraddistinguono per avere una colorazione particolarmente chiara. Nel centro
Valle quindi il Cornalin, fino a pochi anni fa, era sconosciuto o confuso con
il Petit rouge o conosciuto come Corniola all'adret o come Broblanc all'envers.
Il Cornalin è stato coltivato per secoli esclusivamente nel centro
Valle, ma a partire dagli inizi del 1900 venne propagato anche in bassa Valle,
in particolare nei comuni di Arnad e Issogne, dove ancora oggi è
possibile reperirne un ristretto numero di ceppi allevati a pergola. La
cosa di per sé ha un'importanza relativa, o al più sta ad
indicare una salvaguardia "ante litteram" di prezioso germoplasma viticolo,
effettuata da qualche vignaiolo accorto
; interessante è invece
osservare che il vitigno in quei luoghi era conosciuto non come Cornalin
né come Broblanc, ma nuovamente come Corniola, a dimostrazione che
questo era il nome più diffuso fino alla fine del 1800. Questo
vitigno venne, inoltre, introdotto all'inizio del XX secolo nel vicino canton
Vallese, dove si diffuse rapidamente nei vigneti attorno a Martigny ed è
attualmente coltivato su diverse decine di ettari, fornendo nei migliori siti
"spécialités" di notevole valore enologico. Per presunte
similitudini ampelografiche con l'Humagne blanc, il Cornalin valdostano
è da sempre indicato e conosciuto in Vallese con il nome di Humagne
rouge; a complicare la situazione Jean Nicollier nel 1972 pubblicò uno
scritto in cui proponeva di rinominare il vitigno vallesano Rouge du Valais (o
Rouge du Pays), utilizzando proprio il termine Cornalin (Nicollier J., 1972)!
Oggi, trent'anni dopo, il nome del vitigno Rouge du Valais è
scomparso dalla viticoltura del Vallese e il suo posto è stato preso dal
Cornalin. E' mia opinione che Nicollier, pur essendo un buon conoscitore di
molti vigneti della Valle, considerasse il Cornalin della Valle d'Aosta un
vitigno ormai estinto, proprio perché nessun viticoltore valdostano lo
ricordava o lo indicava con tale nome; fu probabilmente questa la ragione per
cui Nicollier si sentì autorizzato a prendere in prestito il termine
Cornalin, molto gradevole e non più corrispondente ad un vitigno
conosciuto in Valle, per rinominare il Rouge du Valais. Nicollier attribuiva
all'Humagne rouge una probabile origine valdostana, ma erroneamente lo
identificava con il Petit rouge, pur avendo riconosciuto tra i due vitigni,
differenti caratteristiche ampelografiche, interessanti principalmente l'apice
del germoglio (Nicollier J., 1972, Nicollier J., 1974). Egli aveva notato la
tipica colorazione bronzeo-rosseggiante dell'apice del germoglio dell'Humagne
rouge, palesemente diversa da quella verde del Petit rouge, ciononostante lo
considerò un biotipo appartenente alla ricca popolazione varietale del
Petit rouge. La piattaforma ampelografica del Vallese comprende oggi un
vitigno autoctono denominato Cornalin, corrispondente in effetti al Rouge du
Valais, e una varietà alloctona denominata Humagne rouge che altro non
è che il Cornalin valdostano. Queste affermazioni sono convalidate
da recenti lavori basati sull'analisi di marcatori molecolari del DNA (in corso
di pubblicazione), svolti dal Dipartimento di Biologia dell'Università
di Milano e dall'Institut Agricole Régional, al fine di stabilire i
rapporti di parentela genetica esistenti tra le differenti cultivar di vite
della Valle d'Aosta e delle zone viticole limitrofe, che dimostrano che il
Petit rouge, il Cornalin della Valle d'Aosta e il Rouge du Valais sono vitigni
differenti tra loro, mentre l'Humagne rouge, il Cornalin, la Corniola e il
Broblanc sono tutti sinonimi della stessa varietà.
La
storia odierna
La storia del Cornalin è resa singolare dal
fatto che il suo recupero sia stato realizzato cronologicamente prima in
Svizzera che in Valle d'Aosta, sua terra d'origine, sia pure come precisato,
sotto il sinonimo di Humagne rouge. Fu grazie a Nicollier se l'Humagne
rouge iniziò ad essere propagato a partire dalla fine degli anni 60 nei
vigneti situati al di là del Gran San Bernardo (Nicollier J., 1969):
nessuno scritto, tra tutti quelli pubblicati in data precedente e da me
consultati, fa cenno all'Humagne rouge; fino al 1969 inoltre, il solo Humagne
conosciuto in Vallese era quello a bacca bianca. Egli divenne così
l'artefice indiretto del recupero del Cornalin valdostano. In Valle d'Aosta
il recupero del Cornalin è stato avviato dal settore vitivinicolo
dell'Institut Agricole Régional di Aosta alla fine degli anni '80. In
seguito ad approfondite indagini (tuttora in corso), sono state individuate,
identificate e moltiplicate alcune varietà autoctone e a partire dal
1991 sono state poste a dimora nei campi collezione di Moncenis e dell'Hospice
di proprietà dello IAR. Tra le viti oggetto del recupero - Fumin,
Prié, Mayolet, Vuillermin, Premetta, Roussin di Arnad, Roussin di
Morgex, Ner d'Ala, Crovassa, Bonda, Petit rouge, Vien de Nus- sono state
reperite anche due Corniola provenienti da Quart e da Arnad, un Broblanc
trovato a Jovençan e un Cornalin di Chatillon. Nel 1992 sono state
aggiunte alla collezione dell'Hospice piantine di Humagne rouge, le cui gemme,
di provenienza Svizzera, furono impiantate alla fine degli anni 60 nel vigneto
di Cossan dello IAR. La messa a dimora di queste varietà ha permesso
di approfondire gli studi e le osservazioni nello stesso ambiente di
coltivazione e di rilevare per ogni vitigno i principali caratteri
ampelografici, le attitudini vegeto-produttive e agronomiche, di seguirne le
fasi fenologiche fino alla vendemmia e di raccogliere informazioni sulle
attitudini enologiche delle uve. I dati raccolti sono stati pubblicati nel 1999
nel libro "Vini e Vitigni Autoctoni della Valle d'Aosta" (Moriondo G., op.
cit.). Nel 1997, in seguito all'individuazione di numerosi ceppi di
Cornalin nei vecchi vigneti del centro Valle, si è dato avvio al lavoro
di selezione massale della varietà. Le piante madri sono state
sottoposte a saggi di laboratorio ELISA e a ripetuti controlli sulla costanza e
qualità della produzione, sulla produttività ecc. I biotipi
più idonei sono stati moltiplicati per innesto (110RI) e posti a dimora
nell'anno 2000 nel campo di collezione dell'Hospice, in numero di 7 piante per
59 biotipi differenti. Nella tabella 1 sono indicati la località,
l'altitudine e il proprietario del vigneto in cui è stato reperito
ciascun biotipo di Cornalin in studio.
Tabella 1. Elenco delle
piante madri di Cornalin poste a dimora nel campo di collezione dell'Hospice
nel 2000.
Pianta madre di
Cornalin
|
Vigneto
|
Comune
|
Altitudine
|
Viticoltore
|
| C 2 |
Toule |
Saint-Pierre |
860 |
Anselmet
Giorgio |
| C 3 |
Champagnolle |
Villeneuve |
640 |
Thomasset
Lisa |
| C 6 |
Tsan Dzear |
Aymavilles |
750 |
Carral
Prospero |
| C 7 |
Tsan Dzear |
Aymavilles |
750 |
Carral
Prospero |
| C 8 |
Creteille |
Aymavilles |
700 |
Cognein Luigi |
| C 10 |
Saint
Léger |
Aymavilles |
730 |
Gerbelle
Oliviero |
| C 12 |
Les Cretes
sud |
Aymavilles |
710 |
Charrère
Aurelia |
| C 13 |
Les Cretes
est |
Aymavilles |
710 |
Charrère
Aurelia |
| C 14 |
Les Cretes
est |
Aymavilles |
710 |
Charrère
Aurelia |
| C 16 |
Les Cretes
piano |
Aymavilles |
715 |
Sconosciuto |
| C 17 |
Tsancognein |
Aymavilles |
680 |
Blanc
Marcello |
| C 18 |
Les Cretes
nord |
Aymavilles |
680 |
Pallais Carlo |
| C 19 |
Les Cretes
nord |
Aymavilles |
680 |
Pallais Carlo |
| C 21 |
Les Cretes
nord |
Aymavilles |
680 |
Pallais Carlo |
| C 23 |
Les Cretes
nord |
Aymavilles |
680 |
Pallais Carlo |
| C 24 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 25 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 26 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 29 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 30 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 32 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 33 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 34 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 35 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 36 |
Planté |
Aymavilles |
670 |
Gerbelle
Emiro |
| C 37 |
Pompiod |
Jovençan |
650 |
Pellissier
Antonio |
| C 38 |
Pompiod |
Jovençan |
650 |
Pellissier
Antonio |
| C 39 |
Pompiod |
Jovençan |
650 |
Pellissier
Antonio |
| C 40 |
Pompiod |
Jovençan |
650 |
Pellissier
Antonio |
| C 43 |
Pont Suaz |
Charvensod |
610 |
Comé
Eugenio |
| C 44 |
Pont Suaz |
Charvensod |
610 |
Comé
Eugenio |
| C 45 |
Pont Suaz |
Charvensod |
610 |
Comé
Eugenio |
| C 49 |
Olleyes |
Quart |
600 |
Salluard
Renato |
| C 53 |
Montagnove |
Chatillon |
640 |
Daricou
Giuseppe |
| C 55 |
Capoluogo |
Chambave |
490 |
Alliod
Clémentine |
| C 56 |
La Plana |
Nus |
620 |
Moriondo
Giulio |
| C 56A |
La Plana |
Nus |
620 |
Moriondo
Giulio |
| C 59 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 60 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 61 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 62 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 63 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 64 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 65 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 66 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 68 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 69 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 70 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 71 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 72 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 73 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 74 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 75 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 76 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 78 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 79 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 80 |
Montbel |
Aymavilles |
760 |
Blanc
Marcello |
| C 81 |
Fontanalle |
Saint-Christophe |
640 |
Létey
Vittorino |
| C 201 |
Pont Suaz |
Charvensod |
610 |
Donzel
Giuseppe |
|
Come precisato più sopra, i ceppi
di Cornalin nelle fasi iniziali della selezione risultavano sconosciuti alla
maggior parte dei proprietari dei vigneti, o da taluni confusi con il Petit
rouge, o al più, in un raro numero di casi, indicati come Corniola o
Broblanc. La riscoperta di questo nobile e antico vitigno ha avuto
immediato riscontro nella realtà viticola della Valle d'Aosta; infatti
è tornato a far parte integrante del patrimonio viticolo regionale
grazie alla costituzione nel 1998 di tre vigneti, situati nel comune di Nus
(Crea Gualtiero, Giulio Moriondo) e di Quart (Rosset Augusto). In tre anni
(1999-2001) sono state vendute dal solo vivaio Mont Fallère di Sarre
circa 4.000 piantine, 3.000 delle quali messe a dimora nel 2001 su tutto il
territorio regionale. A partire dal 2003, con l'entrata in produzione dei
59 biotipi raccolti dall'IAR, saranno disponibili migliaia di barbatelle di
pregiato materiale attentamente selezionato e controllato.
Bibliografia
Berget A., 1903. Etude
ampélographique des vignobles du Léman, du Valais e du Val
d'Aoste. Imp. F. Levé, Paris. Bich L. N., 1896. Monographie des
cépages de la Vallée d'Aoste et leurs systèmes de culture.
Imp. L. Mensio, Aoste. Willien R., 1963. Noutro dzen patoué.
Imprimerie ITLA, Aoste, N. 1, 182:191. Di Rovasenda G., 1877. Saggio di una
Ampelografia Universale.Tipografia Subalpina, Torino. Gatta L. F., 1838.
Saggio intorno alle viti e ai vini della Valle d'Aosta. Ristampa 1971, F.lli
Enrico Editori, Aosta. Labra M., Moriondo G., Schneider A., Grassi F., Failla
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d'Agricoltura, Industria e Commercio, 1877. Bollettino Ampelografico. Fascicolo
VIII, Tip. Eredi Botta, Roma. Moriondo G., 1999. Vini e Vitigni Autoctoni
della Valle d'Aosta. Imprimerie E. Duc, Edizione IAR, Aosta. Nicollier J.,
1969. L'Humagne rouge. Treize Etoiles, 19ème année, 1.
Nicollier J., 1972. Rapport sur les appellations de vin Chardonnay, Oriou,
Cornalin-Landroter. Station cantonale d'essais viticoles, Chateuneuf.
Nicollier J., 1972. Un dossier relatif aux cépages dits rouges du
pays en Valais et rouges indigènes en Valleée d'Aoste. Revue
Suisse de viticulture et d'arboriculture, 6, 132:135, 197-199. Nicollier
J., 1974. Un dossier relatif aux cépages dits rouges du pays en Valais
et rouges indigènes en Valleée d'Aoste. Revue Suisse de
viticulture et d'arboriculture, 4: 125-128. Tibaldi T., 1886. La
Vallée d'Aoste au Moyen Age et à la Renaissance. J. Tarrizzo
Editeur, Turin. |